TRAMA:
The house doesn’t always have the advantage… Il banco non ha sempre il vantaggio! Con questa intrigante tagline il giovane regista statunitense, dal cognome alquanto bizzarro, Christoper Robin Hood, cerca di bissare il successo dell’ormai datata commedia romantica “Coping”, suo film d’esordio. Per farlo questa volta sceglie il genere thriller e lo ambienta nella città del peccato per eccellenza. A livello globale la pellicola rasenta il soft-porn e non ha nulla a che vedere con “The Italian Job”, da cui è stata presa ispirazione per il titolo, se non per il fatto che l’elemento centrale è un “colpo”.
Un gruppo di quattro avvenenti stripper é alle prese con il piano di derubare un casinò della “Strip” vegasiana . Il movente non è però solo il banale arricchimento, molto più importante infatti è la vendetta nei confronti del proprietario del casinò: un balordo, Barry Kaylin, che ha violentato Jennifer la più giovane fra le ragazze. Barry aveva assoldato le quattro giovani per uno spettacolo da offrire ad alcuni dei suoi associati, ma dopo aver esagerato con la cocaina finisce con l’usare violenza alla ragazza. A Las Vegas denaro vuol dire potere: all’indomani dello stupro la polizia crede alla versione del magnate che giura che il sesso è stato consensuale. Le ragazze però non ci stanno: con l’aiuto di due impiegati pianificano la rovina del Crystal Sky Casino. Alla fine però, fra doppi giochi inaspettati e l’entrata in scena di un pericoloso e misterioso mercenario, all’improvvisata banda del buco non resta molto tempo per completare la truffa pianificata…
OPINIONI:
L’idea per la trama è di per sè buona, peccato però che il regista abbia speso molto più tempo a inventare nuovi modi di far svestire le sue ammiccanti protagoniste piuttosto che sviluppare a dovere la struttura e la narrazione del colpo stesso. Anche la recitazione non è delle migliori, e spesso la credibilità degli schemi narrativi ne esce molto indebolita. Il risultato è una pellicola frammentaria, ma che se non altro non lesina in scene ad alto tasso erotico. Non è sicuramente un film imperdibile tuttavia, noleggiare il DVD per una serata fra amici può non essere una cattiva idea.
TRAMA:
La vita, gli amori e le passioni, della grande artista messicana Frida Kahlo, qui interpretata da Salma Hayek.
Figlia del celebre fotografo e pittore messicano Guillermo Kahlo, Frida diceva di avere visto la luce il 7 luglio 1910, fatidico giorno in cui Emiliano Zapata lanciò la sua rivoluzione per liberare il Messico dagli ultimi resti dell’era coloniale, e dalla trentennale dittatura del generale Porfirio Diaz.
Una bugia dettata dalla passione politica che ebbe un ruolo dominante sulle sue scelte, infatti, era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán, un sobborgo di Città del Messico.
Frida Kahlo fu una pittrice dalla vita decisamente travagliata, con una personalità ribelle e anticonformista, convinta che doveva fare di lei una pioniera del femminismo e un’artista pronta a vivere fuori da ogni regola.
Affetta da spina bifida, scambiata per poliomielite, fin dall’adolescenza manifestò talento artistico ed uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale.
Il film si apre con le scene immediatamente successive all’incidente subito all’età di 18 anni.
Rimase vittima di uno scontro tra un autobus su cui viaggiava e un tram, a causa del quale riportò la frattura delle vertebre, colpa di un corrimano che le trafisse la schiena e che la costrinse a sottoporsi a numerose operazioni chirurgiche.
Subito dopo l’incidente, dimessa dall’ospedale, fu costretta a mesi di riposo nel suo letto di casa col busto ingessato.
Questa forzata situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista e dare sfogo a tutta la sua arte.
Il suo primo soggetto fu l’unica cosa che riusciva a vedere tra le lenzuola del suo letto: il suo piede.
Da li la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo tale che potesse vedersi, e dei colori; da qui iniziò la serie di autoritratti.
Dopo che le fu rimosso il gesso riuscì a recuperare la capacità di camminare, anche se con numerosi dolori, che sopporterà per tutto il resto della sua vita.
Portò i suoi dipinti a Diego Rivera (Alfred Molina), illustre pittore murale dell’epoca, per avere una sua critica. Rivera rimase colpito dallo stile moderno e aggresssivo della giovane artista, tanto che la trasse sotto la sua ala, inserendola nella scena politica e culturale messicana.
Divenne un’attivista del partito comunista messicano cui si iscrisse nel 1928, partecipò a numerose manifestazioni, e nel frattempo, si innamorò di colui che era stata la sua “guida”.
Il 21 agosto del 1929 sposò Rivera, che era al suo terzo matrimonio, pur sapendo dei continui tradimenti a cui andava incontro.
A dispetto dei suoi infiniti malanni, dei 35 interventi cui dovette sottoporsi, dei lunghi periodi di depressione, dell’alcol e delle droghe in cui cercava rifugio, Frida non faticò a divertirsi con
una lunga serie di amanti, buttandosi anche in esperienze bisessuali.
Al marito Rivera furono commissionati alcuni lavori negli USA, come il muro all’interno del Rockefeller Center di New York, o gli affreschi per la fiera internazionale di Chicago.
A seguito dello scalpore suscitato dall’affresco nel Rockefeller Center, in cui un operaio era chiaramente raffigurato col volto di Lenin, gli furono revocate tali commissioni.
Nello stesso periodo di soggiorno a New York la Kahlo rimase incinta, per poi avere un aborto spontaneo a gravidanza inoltrata, causa dell’inadeguatezza del suo fisico a sopportare una gestazione, decise di tornare in Messico col marito.
I due decisero di vivere in due case separate, ma collegate da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi per dare sfogo alla loro arte.
Scoperto il tradimento di Rivera con la sorella di Frida, nel 1939 i due divorziarono, avvenimento che sconvolse la vita dell’artista messicana.
Risposò Rivera nel 1940 a San Francisco.
Il suo cruccio maggiore fu quello di non aver avuto figli.
La sua appassionata, e all’epoca molto discussa storia d’amore con Rivera, è raccontata in un suo diario.
Frida Kahlo ebbe numerosi amanti, di ambo i sessi, con nomi che, neanche all’epoca, potevano passare inosservati come quelli del rivoluzionario russo Lev Trotsky e del poeta André Breton.
L’amputazione della gamba destra, nell’agosto 1953, fu l’ultimo colpo, il più grave di tutti, sia dal punto di vista fisico che da quello spirituale.
Costretta a muoversi ormai esclusivamente su una sedia a rotelle, Frida dedicò l’energia che le restava, fino all’ultimo respiro, a lavoro e politica.
Frida muore a soli 47 anni per abuso di droga e alcool.
OPINIONI:
Frida è un film del 2002 diretto da Julie Taymor, che ritrae la sofferta vita privata della pittrice messicana Frida Kahlo, grazie ad un adattamento cinematografico del libro Frida: A Biography of Frida Kahlo di Hayden Herrera.
Totalmente dedita al personaggio, troviamo l’attrice Salma Hayek ad interpretare l’artista messicana, decisamente più bella della Kahalo, ma capace di trasmettere l’ indiscutibile determinazione di questa donna e il suo forte senso di ribellione.
La vita della pittrice viene portata sul grande schermo da Julie Taymor in un film colorato, ed a volte surreale, che dipinge perfettamente la cultura messicana.
La pellicola è piena di immagini allegoriche, inserite dalla Taymor in alcuni momenti del film, per sottolineare situazioni chiave della vita di Frida, come anche la presenza dei quadri della stessa pittrice.
Una regia accurata, con una splendida scenografia e fotografia, racconta la poesia ed il dolore, la creatività e la violenza di questa donna immersa nella sua arte.
La pittura, per Frida, era sinonimo di liberazione dalla malattia, dalla solitudine, da un’infelicità che nemmeno la rassegnazione bastava a lenire.
Questa è un opera caratterizzata da un’accesa e sensuale espressività, libera da catene stilistiche, sicuramente elementi che aiutano ad attirare gli occhi dello spettatore, tutto accompagnato da una stupenda colonna sonora firmata Elliot Goldenthal.
La nipote di Frida Kahlo, talmente colpita dal film, regalò a Salma Hayek una delle collane appartenute a sua zia.
Nella pellicola alcuni dei quadri attribuiti a Frida Kahlo sono in realtà stati dipinti da Salma Hayek.
Film sicuramente da non perdere, per conoscere la creatività e la personalità di questa donna, icona messicana poco conosciuta in Europa.
Voto: 7,5 / 10
PREMI VINTI:
-Academy Awards 2003
Oscar Miglior trucco
Oscar Miglior colonna sonora originale – Elliot Goldenthal
-Golden Globe Awards 2003
Vincitore Migliore colonna sonora originale – Elliot Goldenthal
-British Academy of Film and Television Arts Awards 2003
Vincitore Migliore make-up – Judy Chin, Beatrice De Alba, John E. Jackson e Regina Reyes
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
TRAMA:
Los Angeles, 10 marzo 1928.
Un mattino come tanti altri, Christine Collins (Angelina Jolie) e suo figlio Walter di nove anni, sono alle prese con le faccende quotidiane nella loro modesta casa di periferia.
Come ogni giorno, la Sign.ra Collins, saluta il piccolo e si incammina verso la società telefonica per la quale lavora.
Rientrata a casa, Christine fa l’orrenda scoperta: suo figlio Walter è scomparso!
Le indagini sull’accaduto non portano con se nulla di buono, ma cinque mesi dopo, un bambino che afferma di essere Walter, viene riconsegnato alla madre dalla polizia, nel mezzo di un gran clamore giornalistico.
Ma tra la frenesia del ricongiungimento, confusa da poliziotti, reporter e fotografi, la donna riprende con se il ragazzo pur consapevole che quel bambino non è suo figlio Walter.
Di fronte alla polizia corrotta e allo scetticismo della gente, Christine tenta in ogni modo di convincere tutti che c’è stato un errore, ma contro di lei c’è un sistema troppo grande da combattere, cosi viene rinchiusa ingiustamente in un manicomio.
Finalmente trova un alleato, il reverendo Gustav Briegleb (John Malkovich), che la aiuta con determinazione a trovare delle risposte concrete alla scomparsa del figlio, fino alla tragica scoperta.
OPINIONI:
Il quasi ottantenne Clint Eastwood, esperto narratore, prendendo spunto da un fatto di cronaca americana degli anni trenta, porta sul grande schermo l’ennesimo gioiello.
Il regista dirige la storia con estrema fluidità e sicurezza, presentandoci un intensa regia, raccontando con le immagini molto più delle parole, facendoci entratrare nelle vite dei personaggi in scena, a tal punto da dimenticare che il film duri quasi due ore e mezzo.
E’ un film commovente, doloroso e intenso, caratterizzato da atmosfere cupe, che descrive un’America puritana corrotta e senza onore, dove le donne contano veramente poco.
Changeling si respira in un unico fiato, entrando da subito in empatia con la storia e i personaggi, con il coraggio di questa madre che non si arrende mai nella ricerca disperata del figlio, e con il capo di una chiesa presbiteriana che si scaglia contro le malefatte della polizia corrotta di Los Angeles.
Denunciare la violenza e l’arroganza del “potere” senza scivolare nel qualunquismo, non è un’impresa semplice, ma questo film ci riesce.
Per tutta la durata della pellicola non cala l’attenzione né il senso di impotenza e frustrazione generato inizialmente.
E anche se l’interpretazione di Angelina Jolie non è memorabile, comunque riesce a trasferire la sensazione di una lotta in punta di piedi, combattendo senza urlare e con dignità, in un’era, quella del Proibizionismo, dove le donne non provano a sfidare il sistema e si limitano a subire.
La sceneggiatura è stata scritta da J. Michael Straczynski. Nel cast, accanto alla protagonista Angelina Jolie, spiccano le presenze di Amy Ryan, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore e Jason Butler Harner.
Voto: 9/10
PREMI VINTI:
-Cannes 2008
Presentato in competizione alla 61. edizione del Festival di Cannes
Cannes Film Festival
(Cannes Film Festival 2008)
Vincitore Premio speciale del 61° festival – Clint Eastwood
-Movieplayer.it Awards 2009
Vincitore Migliore Attrice Protagonista – Angelina Jolie
-National Board of Review of Motion Pictures Awards
Vincitore I dieci migliori film
-Satellite Awards 2008
Vincitore Migliore attrice protagonista (dramma) – Angelina Jolie
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
CinemadaMare, giunto alla settima edizione, è il più grande raduno di giovani filmakers provenienti da ogni parte del mondo (per l’Edizione del 2008 sono accorsi da 43 nazioni).
Si tratta di una rassegna itinerante che si svolge in cinque regioni del Sud Italia e dura 40 giorni: dal 4
luglio al 16 agosto 2009. Un’altra caratteristica che rende unica questa Manifestazione: i film si girano
durante il Festival. Infatti, circa cento filmakers italiani e stranieri hanno la possibilità di realizzare le loro
Opere e di proiettarle nelle Piazze più affollate e suggestive del nostro Sud. Inoltre, tutti i giovani registi
possono partecipare ai loro workshops, alle lezioni di cinema e ad altre attività del Festival, organizzate anche per facilitare un’immediata conoscenza e un effettivo scambio di idee artistiche.
Questo è un video realizzato nelle scorse edizioni del Festival:
Tutto ciò si svolge in una consolidata cornice di condivisione e di multiculturalismo:
CinemadaMare offre, infatti, ospitalità gratuita a filmakers, autori e cinefili. Non solo: sono previsti
contributi per le spese di viaggio, e tutti gli spostamenti da una regione all’altra saranno effettuati con il pullman del Festival. La rassegna si articola in sezioni di produzione e formazione cinematografica, ed offre premi settimanali e premi finali per i migliori.
Per candidare i cortometraggi al concorso di CinemadaMare c’è tempo fino al 31 maggio 2009, entro la stessa data i filmakers italiani e stranieri possono chiedere di essere gratuitamente ospitati dal nostro Festival.
Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale di CinemadaMare
TRAMA:
Andy Sachs (Anne Hathaway), neolaureata e originaria di una cittadina di provincia, sogna di diventare una giornalista professionista, decide cosi di trasferirsi a New York insieme al suo fidanzato Nate (Adrian Grenier). Purtroppo per lei, l’unica possibilità che le si presenta davanti, è un lavoro come assistente di Miranda Priestley (Meryl Streep), perfida direttrice della rivista di moda più importante del mondo: Runaway.
I primi giorni di lavoro sono dir poco catastrofici per Andy, tipica ragazza impegnata non frivola, alla quale di certo non interessa avere l’ultima borsa di Gucci.
Andy si ritrova improvvisamente catapultata in un universo a lei sconosciuto, fatto di abiti firmati, di borse che costano centinaia di dollari, dove la taglia 40 è sinonimo di grasso, come se non bastasse, Emily (Emily Blunt), la prima assistente di Miranda, non perde occasione per ridicolizzare il suo modo di vestire.
La presenza di Miranda Priestley terrorizza! Donna di ghiaccio, infastidita da tutto e da tutti, con un’impeccabile senso della moda e dello stile.
Tutto ruota intorno a questa leggenda vivente della moda, mentre gli stilisti fanno la fila per avere un minimo di considerazione, lei quasi si diverte a rendere la vita impossibile alla povera Andy.
Assorbita sempre di più dal suo lavoro, Andy comincia a trascurare il fidanzato Nate, gli amici e i genitori, ma anche se arriva sul punto di licenziarsi, poi tiene duro, sperando di sfruttare questo lavoro per realizzare il suo vero sogno. Grazie al suo legame con Nigel (Stanley Tucci), collaboratore di Miranda, Andy comincia a comprendere l’importanza della moda, a prendersi cura di se stessa, fino a diventare uguale a quelle ragazze che reputva all’inizio superficiali.
La vecchia Andy di colpo scompare, concentrata unicamente solo sul suo lavoro, conquista l’ammirazione della diabolica Miranda, tanto da arrivare a ricoprire il posto da prima assistente, in occasione della prestigiosissima trasferta annuale a Parigi per la settimana della moda.
La settimana della moda per Andy diventerà il vero banco di prova, dove incontrerà personaggi poco affidabili, costretta a districarsi in una situazione complicata per salvare addirittura il posto di lavoro al suo capo.
Ma a parigi Andy realizzerà che la strada intrapresa è lontanissima dalle sue aspirazioni, infatti come Miranda Priestley, anche lei ha scelto di vendere l’anima al diavolo della moda.
OPINIONI:
Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Lauren Weisberger, “Il Diavolo veste Prada” è diventato in pochissimo tempo un vero cult della commedia americana, rivelandosi una delle migliori trasposizioni cinematografiche. Dinamico, divertente, frivolo e straordinariamente graffiante, si rivela sicuramente il miglior film che sia stato mai fatto sul mondo della moda, ed una delle migliori commedie americane prodotte negli ultimi anni.
Ispirata alla vera figura di Anna Wintour, guru della moda e direttrice di Vogue America, il personaggio di Meryl Streep è un vero portento: magicamente perfetta, glaciale, spassosa, divinamente glamour, una sorta di Crudelia Demon della moda.
Ambizione, carrierismo, ipocrisia, culto della forma. Ma soprattutto: abiti, gioielli, scarpe, borse, cappotti e cinture.Tutto rigorosamente firmato.
Il film parla con ironia di tutto questo, in modo decisamente accattivante, grazie alla coinvolgente regia di David Frankel, Il tutto valorizzato da un’ottima fotografia e un’originale colonna sonora, in cui si distinguono “Jump” e “Vogue” di Madonna.
La recitazione decisamente perfetta di Meryl Streep, senza dubbio eleva i toni della pellicola, ma senza mettere in ombra la brava Anne Hathaway nel ruolo di Andy.
La Weisberger, autrice del libro, compare in un brevissimo cameo come governante delle figlie di Miranda.
Al film prendono parte anche le top-model Gisele Bündchen, Heidi Klum e lo stilista Valentino che interpreta se stesso.
Voto: 10/10
PREMI VINTI:
-Golden Globe
Meryl Streep come miglior attrice protagonista in una commedia.
-Ioma 2007
Meryl Streep come miglior attrice non protagonista.
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
TRAMA:
Il film ripercorre gli ultimi otto anni della vita di Harvey Milk, dal 1970 al 1978, passato alla storia per essere stato il primo omosessuale dichiarato a ricoprire una carica politica in America.
Il film si apre con l’annuncio di Dianne Feinstein che informa la stampa dell’assassinio del consigliere Harvey
Milk, ucciso all’età di 48 anni insieme al sindaco George Moscone, dal collega reazionario e omofobo Dan White. Abile comunicatore, carismatico e tenace, Milk riusci a suscitare interesse nella stampa e nei lettori, diffondendo la voglia di cambiare e di consapevolezza, battendosi per i pari diritti e le pari opportunità per tutti, ottenendo simpatie da parte dei giovani e degli anziani, degli omosessuali e degli eterossesuali.
Il film si apre con varie immagini di repertorio, che testimoniano la persecuzione della polizia nei confronti degli omosessuali, con irruzioni in locali e negozi gay, intenti a maltrattare ed arrestare numerose persone tra il 1950 e il 1960.
Milk non ha avuto da subito la vocazione per il mondo politico, infatti fino all’età di 40 anni fu un normalissimo assicuratore, finchè un giorno decise di dare una svolta alla sua esistenza.
Incontra il suo grande amore in Scott Smith, un ragazzo più giovane di lui, ed insieme decisero di trasferirsi a San Francisco dove aprirono un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, nel quartiere che sarebbe presto diventato un punto di riferimento per tutti gli omosessuali d’America grazie al suo indiscutibile impegno sociale.
Dopo diversi tentativi, grazie al fondamentale appoggio di tantissimi amici e volontari, Harvey Milk nel 1977 diventa consigliere comunale, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America.
“Il mio nome è Harvey Milk e sono qui per reclutare tutti”: così Milk apriva i suoi discorsi e incitava le folle di omosessuali e garantisti dei diritti umani, in una delle sue più grandi battaglie contro la “Proposition 6“, che voleva rendere legale il licenziamento degli insegnanti dichiaratamente gay.
Troppo preso dalla politica comincia a non dedicare più le stesse attenzioni a Scott, l’amore della sua vita che non dimenticherà mai, buttandosi in una relazione poco convincente con un epilogo tragico.
Consapevole di essere un continuo bersaglio della rabbia altrui, Milk incide audiocassette da ascoltare nel caso della sua morte, dove racconta se stesso e il mondo che lo circonda.
Il film si conclude con una ripresa aerea emozionante, di una imponente fiaccolata di 30.000 persone di ogni razza, età, estrazione sociale ed orientamento sessuale, che attraversa le strade di San Francisco, in omaggio a Harvey Milk e al sindaco George Moscone.
I titoli di coda mostrano i reali protagonisti della vicenda affiancati agli attori da cui vengono interpretati, e viene raccontata la loro vita, dopo la tragica morte di Milk.
“La sua vita ha cambiato la storia ed il suo coraggio ci ha cambiato la vita”.
OPINIONI:
Priva di intoppi, la pellicola è caratterizzata da una sequenza di Flashback, che vanno a cogliere le radici dell’ignoranza che mobilitano l’uomo all’odio generato solo dalla stupidità umana.
Scorrevole e coinvolgente, il film confezionato da Gus Van Sant è semplice e diretto, pieno di documenti video di quegli anni, che contribuiscono a comprendere la dura realtà degli omosessuali degli anni 70 a San Francisco. Sceneggiato magistralmente da Dustin Lance Blank, il film è raccontato dallo stesso Harvey Milk, mentre registra i suoi pensieri su cassetta, timoroso di un ipotetico assassinio.
La forza del film viene alimentata dai protagonisti, tutti straordinariamente simili ai protagonisti reali, ma il film ruota intorno all’affascinante prova di Sean Penn che dona straordinaria credibilità al personaggio.
A quanto pare, per il volere dello stesso Sean Penn, Il film è stato girato interamente a San Francisco dove erano realmente avvenuti i fatti, se non fosse stato cosi l’attore si sarebbe rifiutato di prendere parte al film.
Fantastica la scena finale in cui vengono accostati Harvey e il sacrificio di Tosca, che si getta dagli spalti di Castel Sant’Angelo nella rappresentazione teatrale che fa da sottofondo alle ultime immagini del film, costringendo lo spettatore a non rimanere indifferente a questo accostamento sacrilego.
Sean Penn ha finalmente dimostrato quanto vale, forse perchè ha trovato nel personaggio il suo indiscusso senso di ribellione, meritando pienamente il suo Oscar targato 2009 come migliore attore protagonista.
Voto: 8,5/10
PREMI VINTI:
-Premi Oscar 2009
Oscar al miglior attore protagonista a Sean Penn
Oscar alla migliore sceneggiatura originale a Dustin Lance Black
-Screen Actors Guild Awards 2008
Miglior attore (Sean Penn)
-National Board of Review Awards 2008
Migliori dieci film
Miglior attore non protagonista (Josh Brolin)
-Independent Spirit Awards 2009
Miglior attore non protagonista (James Franco)
Miglior sceneggiatura d’esordio (Dustin Lance Black)
-American Film Institute
Top 10 Outstanding Movies of the Year
-34° Los Angeles Film Critics Association
Miglior attore (Sean Penn)
-74° New York Film Critics Circle Awards
Miglior film
Miglior attore (Sean Penn)
Miglior attore non protagonista (Josh Brolin)
-14° Broadcast Film Critics Association
Miglior attore (Sean Penn)
Miglior cast
-28° Boston Society of Film Critics
Miglior regista (Gus Van Sant)
Miglior attore (Sean Penn)
Miglior sceneggiatura (Dustin Lance Black)
-San Francisco Film Critics Circle Awards
Miglior film
Miglior regia (Gus Van Sant)
Miglior attore (Sean Penn)
Miglior sceneggiatura originale (Dustin Lance Black)
-Palm Springs International Film Festival
Miglior attore (Sean Penn)
-Southeastern Film Critics Association Awards
Miglior film
Miglior attore (Sean Penn)
Miglior sceneggiatura originale (Dustin Lance Black
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
TRAMA:
In trent’anni di storia Afgana, dalla fine della monarchia all’invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri , la storia di due amici d’infanzia si intrecciano fino alla scoperta della verità.
Amir è un giovane pashtu di famiglia agiata, uno dei pochi a possedere abiti americani, ma anche l’unico ad avere come migliore amico il suo servo hazara (etnia ritenuta inferiore). Amir e Hassan sono inseparabili, per loro la razza non conta, uniti dalla passione per i film americani proiettati nei teatri, ma soprattutto dall’amore per gli aquiloni.
E’ il giorno della tradizionale gara degli aquiloni a Kabul, la città è in festa e in cielo ne volano numerosi, ma a spuntarla sono loro due, rimasti uniti per la vittoria fino alla fine.
In questo giorno di grande felicità, in un vicolo accadrà qualcosa che sconvolgerà la vita dei due protagonisti, qualcosa che spezzerà il loro rapporto per sempre, e che solo il tempo riuscirà a recuperare.
Amir costretto dall’invasione russa, ancora poco più che un bambino, si trasferirà con il padre Baba negli Stati Uniti.
A San Francisco le cose cambieranno, Baba dovrà sudare per raggiungere una stabilità economica,
ma il rapporto con suo figlio diventerà profondo e sincero.
L’ormai ex-bambino Pashtu, diventato un giovane scrittore di romanzi, riceverà una telefonata da Rahim Khan, un vecchio amico di suo padre. Questa telefonata simboleggerà l’inizio di un lungo viaggio e Amir sarà costretto a fare ritorno nel paese dal quale era fuggito.
Giunto in Afghanistan,dovrà confrontarsi con una tormentata amicizia d’infanzia che tornerà a chiamarlo,
con un passato che non l’ha mai abbandonato, con una Kabul profondamente cambiata dal regime Talebano.
Dovrà partire e tornare a casa, per curare le ferite mai rimarginate, per saldare i conti con i propri errori mai espiati.
Ad attenderlo nella “nuova” Kabul, non ci saranno solo i fantasmi della sua coscienza, ma anche una scoperta sconvolgente, in una città violenta che lo metterà a dura prova.
In questo posto, dove la normalità è diventata illegale e le donne animali, Amir inizierà a fare i conti con i suoi rimorsi, a scoprire le sue vere origini e ad avere finalmente dalla vita la possibilità di riscattarsi.
OPINIONI:
“Il cacciatore di aquiloni” è l’adattamento cinematografico del famoso romanzo di Khaled Hosseini, uno dei più grandi successi letterari degli ultimi anni, che è riuscito a conquistare il cuore di milioni di lettori.
A dirigere l’attesa trasposizione cinematografica di questo fortunatissimo romanzo è Marc Forster, regista
di “Neverland”, sulla base di una sceneggiatura di David Benioff.
Come milioni di persone nel mondo ho letto il libro di Khaled Hosseini.
Il film sicuramente è di tutto rispetto, ma non riesce a suscitare le stesse emozioni del libro, forse perchè la visione di Kabul in questo caso ci viene offerta da occhi occidentali.
Il regista non riesce a trasmettere allo spettatore la crudeltà di questo paese, a far percepire la paura del protagonista nell’affrontare i talebani, quasi non dando la possibilità allo spettatore di capire una realtà complicata come quella di Kabul.
Inspiegabilmente David Benioff non inserisce, nella versione cinematografica, diversi avvenimenti presenti nel libro che avrebbero reso la trasposizione più incisiva e convincente.
Di solito non si dovrebbero paragonare due forme di comunicazione cosi diverse, ma in questo caso, il successo letterario è stato cosi grande che si è quasi costretti.
Nonostante l’obiettivo soddisfatto solo in parte, l’interpretazione di Khalid Abdalla (Amir) convince, e particolare attenzione va ai due piccoli attori Zekeria Ebrahimi e Ahmad Khan Mahmoodzada (Amir e Hassan da bambini), entrambi bravissimi e alla prima esperienza cinematografica.
Il film è stato vietato in Afghanistan. La motivazione data è che “Ci sono scene inadatte al pubblico” che accenderebbero l’odio razziale.
Ma questa è solo una delle diverse tensioni che il film ha portato con se in Afghanistan.
I giovanissimi protagonisti del film sono stati messi sotto sorveglianza per il timore che finissero nel mirino dei Talebani.
Una scelta appoggiata dallo stesso presidente Hamid Karzai, preoccupato dell’alleanza politica fra hazara e pashtun, entrambi sostenitori del governo.
Il film racconta una bellissima storia e per nulla scontata, che molto probabilmente deluderà un pò chi come me ha letto il libro, ma al di la di questo rimarrà un film da guardare che sicuramente susciterà emozioni, e alle emozioni non si può che rispondere si.
Voto: 7/10
PREMI VINTI:
-Broadcast Film Critics Association Awards
Choice Award
-Best Young Actor
Ahmad Khan Mahm
-Satellite Awards 2007
Migliore colonna sonora per Il cacciatore di aquiloni – Alberto Iglesias
-Best Original Score
Alberto Iglesias
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
TRAMA:
Dall’infanzia alla fama, dal trionfo alla disperazione, da Belleville a New York: Vita, carriera e dolori di Édith Giovanna Gassion, in arte Édith Piaf (Marion Cotillard).
“Fatemi cantare, se non canto posso anche morire”.
Queste le ultime parole nella sua ultima esibizione, in uno struggente e storico concerto all’Olympia di Parigi, dove la Piaf commosse il mondo cantando “Non, je ne regrette rien“.
L’incredibile vita di questa donna, che di “rosa” non ha avuto quasi nulla, è raccontata da innumerevoli flashback in questo film diretto da Oliver Dahan.
La vita di questa straordinaria artista sembra che sia stata scritta apposta per un film.
Figlia di un saltimbanco viene cresciuta nel bordello gestito dalla nonna e, fin da bambina, finisce come la madre a cantare per strada per sopravvivere.
Il bar e la strada erano le cose più importanti per Edith, fino a quando finalmente, non venne scoperta da Louis Leplèe (Gerard Depardieu).
Indagata senza motivo per la morte di Leplèe, contemporaneamente arrivano i primi successi, e grazie ad un’altro impresario impara a cantare con disciplina arrivando al successo mondiale.
La vita di Edith Piaf è piena di avvenimenti molto tristi che hanno sconvolto sempre di più l’esistenza di questa artista.
La perdita di sua figlia ancora piccolissima, finisce in coma in seguito ad un’incidente stradale rischiando la vita, si innamora del pugile Marcel Cerdan (Jean-Pierre Martins), ma lui muore.
Con l’immenso dolore arriva la depressione, l’alcool, le droghe, la follia, l’invecchiamento precoce.
Nonostante il suo corpo era divorato dalla morfina e dalla malattia la sua voce rimase intatta.
La straordinaria storia di una delle voci più graffianti ed intense di tutti i tempi.
OPINIONI:
L’incredibile vita di Édith Piaf, soprannominata “il piccolo passero”, viene raccontata magistralmente in questo capolavoro cinematografico.
Il regista Olivier Dahan ritrae l’artista in tutta la sua maestosità, fatta di tragedie, di dolore e amore, per il canto e la musica.
Una pellicola sicuramente travolgente, che ripercorre la vita di questa straordinaria donna attraverso varie linee temporali, delineando quasi
perfettamente la sua impossibilità di vivere una vita “normale”.
Tutto questo ci viene raccontato con estrema passione, entrando nell’anima dell’artista e nel cuore della donna, dando una precisa idea
di cosa si nascondesse dietro quella voce cosi ricca ma straziante.
La straordinaria interpretazione di Marion Cotillard è commovente ed affascinante, meritando a pieni voti il suo Oscar come migliora attrice, dimostrando di essere
una delle più interessanti nuove leve del panorama cinematografico attuale.
La scelta di utilizzare la voce originale della Piaf nelle parti cantante, la trovo un astuzia intelligente, perchè solo la sua voce poteva raccontare le innumerevoli
note di dolore che hanno caratterizzato la sua vita.
Il film poggia su una colonna sonora con fondamenta solide, ovvero le canzoni più famose del reportorio di questa leggenda francese, una su tutte “Non, je ne regrette rien”.
Unica nota negativa è l’assenza di personaggi che ebbero una peso fondamentale nella vita della Piaf, come Yves Montand e Charles Aznavour.
Dahan riesce a sottolineare con foza la trasformazione della Piaf nell’arco della sua incredibile carriera, capace di superare i suoi limiti, di crescere artisticamente con il passare del tempo,
fino a quando il suo corpo si spense.
Un film assolutamente da non perdere!
PREMI VINTI:
31 premi vinti e 32 nomination
2 Premi Oscar 2008: migliore attrice protagonista (Marion Cotillard), miglior trucco
1 Golden Globe per la migliore attrice in un film commedia o musicale
4 BAFTA per la migliore attrice protagonista, migliori costumi, migliore trucco, migliore musica
5 Premi César 2008 (su 11 nomination): migliore attrice (Marion Cotillard), migliore fotografia, migliori costumi, migliore scenografia, miglior sonoro
Voto: 10/10
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
TRAMA:
Eva Duarte, nata nel 1919 in un povero e sconosciuto villaggio argentino, giunge a Buenos Aires a soli 18 anni grazie al suo legame con Augustin Magaldi.
Ambiziosa e decisa ma senza talento, Eva vuole diventare attrice radiofonica e cinematografica, sfruttando le innumerevoli amicizie ottenute nei circoli della società che conta.
Tutto ha inizio con il terremoto che nel 1943 rade al suolo la città di S. Juan.
L’Argentina si mobilita e nella capitale viene organizzato un festival per raccogliere i fondi destinati alle vittime della sciagura.
In questa occasione, Eva Duarte conosce il il colonello Juan Domingo Peròn, nome emergente della politica argentina, uomo di ventiquattro anni più grande di lei.
Quando Peròn viene eletto Presidente nel 1945, Eva inizia ad apparire sempre più spesso in pubblico, in difesa dei cosiddetti “descamisados”, ovvero la fascia più povera della nazione, scatenando su di se’ l’odio della destra reazionaria che controllava il potere.
Sull’onda del favore popolare viene eletta Vice-Presidente.
Anche se il suo matrimonio non fu dei più felici, la sua collaborazione al potere presidenziale fu evidente grazie al suo impegno e alla sua influenza nelle scelte del marito, e la sua attenzione ai problemi sociali trovò concretezza nella fondazione che portava il suo nome, attiva nella promozione della costruzione di strutture come scuole od ospedali.
Eva Peròn era una donna di grande classe, amante della moda e dei gioielli, diffondendo l’amore per il bello a tutte le donne argentine.
Sicuramente è stata una delle donne più potenti e contraddittorie della storia, superando le malelingue e a volte il rispetto per le idee opposte, è diventata simbolo indiscusso della nuova Argentina.
La sua immagine divenne di culto nel suo paese, tanto che le furono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia La razón de mi vida (La ragione della mia vita) divenne testo obbligatorio nelle scuole argentine.
Morì giovanissima il 26 luglio 1952, ad appena trentatré anni, a causa di un cancro uterino che rifiutò di combattere.
Il suo corpo fu imbalsamato ed esposto fra le lacrime dell’intera nazione.
OPINIONI:
Madonna, regina indiscussa della musica pop/dance internazionale, da anni cercava di essere apprezzata anche come attrice e di imporsi nelle sale cinematografiche.
Con questo musical ci riesce!
Nel film, realizzato il 1997 da Alan Parker, Madonna ha saputo dimostrare di essere veramente un’artista completa interpretando il ruolo appassionato e straziante di Evita Peròn.
Il film è interamente cantato in inglese, ed alcune volte è possibile perdere la grandiosità di alcune scene, per rimanere concentrati sui sottotitoli in italiano.
In Argentina ci fuorono molte polemiche verso il regista per aver scelto Madonna, artista eclettica e trasgressiva, per interpretare il ruolo di Evita, figura immacolata.
Alan Parker riesce a trasmettere, attraverso le immagini, la fotografia di una nazione piena di speranza non tralasciando i lati negativi della vittoria di Peròn.
Le vicende personali della tenace Evita, si intrecciano con gli eventi politici che hanno caratterizzato l’Argentina in quegli anni, accompagnate da un accattivante colonna sonora contaminata da diversi generi musicali.
Nel film troviamo anche il personaggio di Antonio Banderas (qui senza nome mentre a teatro si chiamava Che Guevara), in un ruolo sempre presente, che racconta la storia con occhi diversi.
Ottima prova interpretativa quella di Madonna nel pezzo “Lament”, intenta a raccontare attraverso il suo corpo e la sua musica, la sofferenza di una Evita ormai alla fine della sua esistenza.
Un musical sicuramente da non perdere per gli appassionati del genere, ma può risultare noioso per l’assenza di dialoghi, per chi non ama particolarmente questa forma cinematografica.
Voto: 8/10
PREMI VINTI:
Golden Globe: Miglior attirce di commedia o musical (Madonna)
Golden Globe: Miglior film, Evita
Golden Globe Awards: Miglior canzone originale, You Must Love Me (Interpretata da Madonna)
Academy Awards (Oscar): Miglior canzone originale, You Must Love Me (Interpretata da Madonna)
American Moviegoers’ Awards: Miglior attrice, Evita (Madonna)
American Moviegoers’ Awards: Miglior direzione artistica, Evita
Evita (colonna sonora): 13.000.000 di copie vendute (Madonna)
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!
TRAMA:
Un muro ultra tecnologico sostituisce quello degli antichi romani del Vallo di Adriano per isolare la Scozia dal resto del mondo dopo un’infezione catastrofica che rischiava di sterminare l’intero pianeta. Il virus Reaper, il mietitore, in passato aveva contagiato e ucciso gran parte della popolazione scozzese, inducendo il resto del mondo a prendere la difficile decisione di isolare e condannare a morte tutta la regione per impedire la diffusione del virus. Ma dopo trent’anni, inaspettatamente, il virus fa la sua ricomparsa nelle zone povere e degradate di Londra, mandando di nuovo nel caos l’intera città e tutto il globo. Questa volta però c’è ancora speranza di salvare la situazione viso che il governo britannico è a conoscenza di sopravvissuti nell’area blindata della Scozia e quindi di possibili uomini immuni al virus. Si decide di mandare una squadra di militari all’interno dell’area per trovare una possibile cura e fermare il contagio.
OPINIONI:
Dopo “The Descent” e “Dog Soldiers”, il regista Neil Marshall realizza con “Doomsday”, una sorta di collage di altri film, mescolando i grandi classici della fantascienza post-atomica anni ’80 e i film di zombie alla Resident Evil. Di originale c’è molto poco, quasi niente.
In ogni modo “Doomsday” riesce a strapare la sufficienza grazie alla volontà di Neil Marshall di rendere omaggio al cinema post-apocalittico degli anni ’70 e ’80; infatti questa pellicola è dichiaratamente dedicata alle opere cinematografiche: “Fuga da New York”, “I guerrieri della notte”, “Occhi bianchi sul pianeta Terra” e “Mad Max”.
Onorevole l’intento, peccato che il risultato non sia dei migliori.
Voto: 6,5/10
E tu cosa ne pensi di questo film? Scrivi un commento e facci sapere la tua opinione!!